Si può provare simpatia per una persona. Ma per scatenare quella tristezza, quel sentimento d’irreparabile, quelle angosce che preparano l’amore, ci vuole — ed è forse questo, più che una persona, l’oggetto vero e proprio che la passione cerca ansiosamente di attingere — il rischio di una impossibilità.
- Marcel Proust
Tu mi appartieni, anche se non dovessi vederti mai più.
- Franz Kafka, a Milena
Ti aggrappi alle cose con la stessa foga di chi corre cercando di trattenere nelle mani pugni di sabbia. Fermati, gettali in aria, falli disperdere nel vento e goditi la casualità del ritrovare ciò che conta fra i tuoi passi.
A: Ma magari hai anche dello zucchero da mettere in questo caffè?
B: Si certo, eccolo.
A: Ma sono zollette.
B: Perché? Non vanno bene le zollette?
A: No no, è che, non so, le trovo un po’ antiquate.
B: Ma sono pur sempre zucchero, no?
A: Si, però, non capisco mai come regolarmi, ho sempre paura di esagerare, di metterne troppo o troppo poco.
B: Se vuoi possiamo fare così, io ne metto due e tu una e vediamo cosa viene fuori.
A: Va bene…
B: Fatto. Ora lo assaggio, il tuo com’è?
A: Terribilmente amaro, e il tuo?
B: Terribilmente dolce.
A: Vedi, lo sapevo che ci avrebbero tratto in inganno le zollette.
B: Aspetta, forse la soluzione è unire i nostri caffè. Una volta insieme i rispettivi eccessi verranno amalgamati e potremmo bere un caffè doppio ma zuccherato il giusto…
A: Proviamo.
B: Com’è adesso?
A: Perfetto!
B: E perché ridi?
A: Così, pensavo…
B: A cosa?
A: Che se facessimo anche noi così forse si appianerebbe tutto e potremmo smetterla di vivere da opposti.
B: Noi non siamo caffè.
A: Però potremmo provarci, le zollette ce le abbiamo.
B: Che schifo, sei già troppo dolce.